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Il Giudizio nel Coaching

La definizione classica di giudizio si deve ad Aristotele, che cosi chiamò l’atto
intellettuale di porre in relazione un soggetto con un predicato ( attributo,
essenza, qualità).

Es:Mario è un uomo

E’ normale prassi giudicare ed essere giudicati
continuamente, questo funziona un po’ come le generalizzazioni, in sostanza è
un atto di semplificazione della realtà.

Utilizziamo la nostra capacità di giudizio costantemente con
accadimenti, persone, cose, esprimendo sia giudizi negativi, che giudizi positivi, sia
oggettivi che soggettivi.

Personalmente ritengo che i giudizi oggettivi non esistano,
ma che vengano classificati tali in base al livello di  conoscenze che possediamo come individui
e come società nel relativo contesto.

La fisica quantistica ci ha dimostrato in molti casi che ciò
che era un giudizio insindacabile per la fisica classica, nel mondo dei quanti
è tutt’altro che certo e oggettivo.

Veniamo ora alla parte che vorrei trattare il giudizio nel Coaching ossia nella partnership tra Coach e Coachee.

In una relazione di Coaching, il Coach, sospende il suo giudizio come se indossasse un paio di occhiali dotati di lenti particolari.

Queste lenti sono in grado di filtrare ciò che il Coach focalizza del Coachee, portando la sua attenzione sul potenziale inespresso della persona, abbandonando qualsiasi pregiudizio e mettendosi in Ascolto sia del coachee che di se stesso , in piena Accoglienza del Coachee per quello che è e per la sua unicità.

Questo aspetto è fondamentale e differenzia il Coaching da altri metodi di sviluppo della persona, perchè permette al Coachee di potersi esprimere liberamente sapendo che non verrà giudicato nè per i suoi pregi, nè per i suoi difetti.

Questi di fatto sono parte della sua unicità e sarà il Coachee a decidere su quali aspetti vuole migliorarsi o concentrarsi, verso un potenziamento o un cambiamento.

Sospendere il giudizio non vuol dire eliminarlo, bensi trasformarlo in uno strumento, dove il Coach ascoltando il proprio giudizio interiore non lo pone davanti al coachee come una sentenza, ma lo restituisce come feedback di ascolto e solo se questo può essere utile al Coachee rispetto al suo obiettivo di percorso o di cambiamento/miglioramento.

Facciamo un esempio pratico:

Mario (coachee) racconta di essere andato con un gruppo di amici a fare serata, una serata di quelle per cui ci si sveglia con un gran mal di testa, mentre racconta questo, ha uno sguardo triste e una voce bassa quasi a voler nascondere qualcosa.

Nel Coach che sta ascoltando cosa può succedere?

Magari il primo pensiero e accenno di giudizio potrebbe essere una cosa del tipo, meglio evitare questo tipo di serate visto che tu vorresti migliorare la qualità della tua vita!

Oppure non mi sembra che questo tipo di serata ti abbia fatto bene!

O all’opposto bravo hai fatto bene! Ci sta far baldoria non vergognartene!

Ecco questi sono alcuni esempi di giudizi e sono normali, e quanti li emetterebbero subito senza pensarci due volte?

Il Coach questi giudizi li prende li guarda e dice ok, so che ci siete, ma restate li, ci siete perchè non abbiamo il quadro completo.

Come possono questi giudizi essere trasformati in qualcosa di utile al movimento e alla consapevolezza del coachee?

Coach: << Mario ho percepito mentre mi raccontavi di questa serata che hai cambiato tono di voce e ti sei come rattristato, è cosi?>>

Ora Mario può decidere di rispondere si è cosi perchè… oppure no, sono solo un po stanco….Ma quello che ne è risultato è la consapevolezza acquisita dal Coachee che qualcosa in lui al pensiero della serata è emerso e può decidere se approfondirlo o ignorarlo se è importante o meno. Ne è emerso che non è stato giudicato ma ascoltato attivamente in tutti i suoi canali comunicativi.

Un Ascolto attivo, accogliente e non giudicante.

A presto

Matteo

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